Il consumo a comando

Qualche dubbio mi era venuto ma non mi sono espressa, se non all’interno di una ristretta di amici e conoscenti. Mi riferiso all’invito a consumare, in questo Natale di dure contingenze economiche, come sempre, come se tutto andasse per il meglio, come se niente e nessuno avesse messo in discussione la mia capacitá di acquisto. Parlo di me, perché sono sicura che la capacitá di acquisto di alcuni non ha subito ripercussioni, ma anche perché mi sono sentita chiamata in causa direttamente. E mi sono persino sentita un po’ in colpa, perché io quest’anno non intendo consumare. Come sempre, d’altra parte, come quando le cose andavano meglio e niente e nessuno aveva messo in discussione la mia capacitá di acquisto. Semplicemente perché non intendo farmi incastrare dal meccanismo del consumo a comando.

8323900236.jpgOgni anno qualcuno salta fuori invitando gli italiani a spendere e consumare, quasi si trattasse di un obbligo morale. Tutto questo ha un senso? mi chiedo ogni volta. Sono l’unica a cogliere una nota dissonante nelle parole di chi invita a non modificare il proprio stile di vita, dall’alto dei propri introiti milionari?

Mi sono limitata a pensare tutto questo, fino al giorno in cui mi sono imbattuta in un articolo di Giampaolo Fabris (La Repubblica, Affari e Finanza del 17 novebre) dal titolo: “Il consumatore non é al servizio di chi produce”. Scrive Fabris: “Consumare appare assumere una doverositá etico-economica. I dati sul deludente andamento dei consumi ottengono un inedito protagonismo mediatico inducendo a infauste previsioni sul nostro futuro. Non é illegittima allora la domanda se questa imperiosa esigenza coincida anche con le esigenze e i bisogni dei consumatori”. Appunto.

La gente ha davvero bisogno di acquistare sempre nuovi oggetti? Fabris fa notare che in molti comparti merceologici gli acquisti sono di sostituzione. Prendiamo il caso dei piccoli elettrodomestici. “La quantitá di piccoli elettrodomestici inutilizzati o sottoutilizzati nella cucine degli italiani sta creando nuovi bisogni di spazio che complicano la quotidianitá.” Ed é solo un esempio. Preferisco a non pensare al sovraffolamento dei miei armadi, pensili, cassetti di cose che non uso da anni e probabilmente non useró mai. Per persone come me ogni invito al consumo cade inesorabilmente nel vuoto.

Il consumo peró é ormai al servizio della produzione, conclude Fabris, e non altrimenti, come – forse – dovrebbe essere. E questo ormai é una stortura ormai insita nel nostro sistema.

Il consumo a comandoultima modifica: 2008-12-07T14:18:38+01:00da elinc
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