Il rischio della complessitá

Semplificare semplifica la vita. “É molto piú semplice pensare che il mondo sia semplice” scrive Michele Serra (La Repubblica, 24 settembre 2008) “non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo é”. Il mondo é complesso, solo che é di gran lunga piú comodo credere e far credere che non lo sia, che si possa sopravvivere con poche nozioni, che per catalogare qualcuno o qualcosa basti decidere una volta per tutte se é buono o cattivo, giusto o sbagliato. Ed é vero: é possibile sopravvivere, ma giusto quello. Perché per vivere e magari accedere alla zona di benessere vale la pena addentrarsi nel territorio in cui nulla é certo, le persone e le cose si collocano lungo un continuum di sfumature di grigio (e non per sempre) con il carico emotivo supplementare di dover gestire l’inevitabile ambivalenza che ne consegue.

1988800202.jpgLa semplificazione é seducente perché non impegna, non sfida le persone a mettere in discussione concetti semplici e lineari che altri hanno pensato per loro. Cosí si puó arrivare a pensare che per conoscere il mondo non sia necessario uscire di casa e interagire con gli altri, ma sia sufficiente accendere al televisione. Secondo Serra la complessitá é un elemento con cui la politica deve necessariamente fare i conti perché, come dimostrano i risultati elettorali, chi semplifica vince. La gente non vota chi porta avanti un chiaro e credibile programma elettorale ma chi, applicando abili strategie di marketing, riesce a far breccia nel cuore delle persone. La gente e molto piú ricettiva nei confronti dei messaggi elementari, meglio se fanno leva sull’emotivitá e permettono di identificarsi con il condidato. Chi in genere rifiuta di riconoscere la facilitá con cui viene manipolato, é proprio il soggetto che meglio si presta a queste manovre.

Il pensiero va certamente al panorama politico italiano, ma anche gli Stati Uniti sono uno scenario dove questi paradigmi trovano applicazione. Drew Westen, professore di psicologia clinica alla Emory University e autore di “La mente politica”, rileva in modo spietato i punti deboli di Obama e dei candidati democratici degli ultimi decenni (La Repubblica, 25 settembre). Gli esponenti delle sinistra in genere utilizzano un linguaggio astratto e poco accessibile, sono percepiti come rappresentanti di una élite intellettuale lontana dai cittadini e, rinunciando – in molti casi – a una visione manichea, hanno maggiore difficoltá nel mobilitare emotivamente l’elettorato.

“Nessuna legge obbliga un intellettuale o un politico a innamorarsi dell’analisi al punto di non rischiare mai una sintesi, né la semplificazione – in sé – é una bestemma “scrive Serra” Al contrario: proprio da chi ha molto studiato e molto riflettuto, ci si aspetterebbe a volte una conclusioe che sia ‘facile’ non perché rozza e superficiale, ma perché intelligente e comprensibile”.

Ma se semplificare il complesso fosse cosí semplice questo problema non sussisterebbe.

Il rischio della complessitáultima modifica: 2008-10-12T15:12:31+02:00da elinc
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