14/11/2008
Strategie di marketing
Gentile Dott. Augias,
non so se lei abbia avuto modo di imbattersi in due libri ampiamente promossi in questo periodo. Mi riferisco a "La separazione del maschio" di Francesco Piccolo e "La prova del miele" di Al-Neimi Salwa, le cui copertine sono comparse anche sulla prima pagina de La Repubblica. Sono copertine che non passano inosservate, avendo in comune il fatto di rappresentare una donna nuda: la prima di profilo senza testa, la seconda di schiena. Il volto di queste due donne, evidentemente, non è un elemento di rilievo; è comunque meno significativo del loro pelo pubico o delle loro natiche, esibiti senza pudore.
Prima di proseguire preciso di avere già scritto a Einaudi, editrice del primo libro, senza avere ricevuto risposta. Nella mia e-mail riferivo di aver trovato la scelta di mettere una donna nuda in copertina di estremo cattivo gusto; credo che di nudi se ne vedano a sufficienza, e se già sono discutibili quando utilizzati per vendere beni voluttuari penso che siano del tutto inammissibili quando il prodotto è un libro - e non importa se si parla di sesso o di erotismo, come evidenziato a chiare lettere. Nonostante il contenuto esplicito stiamo ancora parlando di un romanzo e non di un calendario...
So che per vendere i corpi nudi attirano più di qualunque altra immagine, ma si tratta, a mio modesto avviso, di una strategia di marketing datata e di basso profilo. Personalmente da editori come Einaudi e Feltrinelli mi aspetto che, quantomeno, facciano proprio il principio in base al quale è più erotica l'evocazione che non l'ostentazione.
Sono francamente sfinita da tutti i corpi di donne nude che spuntano da ogni angolo, quasi che l'anatomia femminile sia un mistero oscuro ai più e la memoria dei maschi tanto corta da dover essere costantemente ravvivata. Da questa base di partenza mi chiedo: è proprio necessario schiaffare il nudo sulla copertina di un romanzo, e in seconda battuta sulla prima pagina di un quotidiano? Quelle copertine faranno vendere più copie a tutti? E soprattutto: vale la pena ricorrere a questi mezzi per promuovere prodotti culturali? Non si rischia che di culturale questi prodotti abbiamo sempre meno?
Sono certa che qualcuno chiamerà a difesa la presunta connotazione artistica di un certo tipo di nudo. Mi chiedo quale sia il limite tra pornografia e nudo artistico, e se questo limite non venga troppo spesso spostato a beneficio di chi intende spacciare la prima per la seconda. E comunque sono già passati 35 anni da quando John Berger sfatava il mito della componente artistica del nudo riconducendola allo sguardo di chi queste opere le commissionava e le collezionava; e si trattava invariabilmente di uomini... Per quanto riguarda le donne, Berger cercava anche di spiegare per quale motivo accettano passivamente che il loro corpo venga esposto e mercificato senza opporre resistenza - se non in quale caso isolato - ravvisando in questo comportamento una delle tante modalità con le quali le donne assumono il punto di vista degli uomini e vi si adeguano.
Berger proponeva anche un esperimento: prendere un nudo "artistico" e sostituire l'immagine della donna con quella di un uomo; si potrebbe provare anche con la copertina del libro di Piccolo e chiedersi perchè non è esattamente la stessa cosa...
Cordiali saluti.
Lettera firmata
20:44
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26/10/2008
Il declino dell'impero
"Gli Stati Uniti stanni diventando un problema per il mondo. Eravamo abituati a considerarli piusttosto, una soluzione. Garanti della libertá politica e dell'ordine economico per mezzo secolo, appaiono sempre piú come un elemento di disturbo della scena internazionale alimentando dove possono l'incertezza e i conflitti".
Con queste parole si apre la premessa di Dopo l'impero. La dissoluzione del sistema americano, libro del 2002 che in questi giorni sta vivendo una seconda giovinezza. L'autore, Emmanuel Todd, é un sociologo e demografo francese che nel 1978 scrisse Il crollo finale, nel quale predisse la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Ció che Todd intende dimostrare in Dopo l'impero é che gli Stati Uniti si avviano verso un inesorabile declino a favore di Russia, Europa e Giappone. Per fare questo ricorre a tutta una serie di indicatori demografici economici e politici molto chiari.
Gli Stati Uniti negli ultimi anni avrebbero sviluppato una pericolosa dipendenza economica da altri paesi, per fronteggiare la quale 'deve restare almeno simbolicamente al centro del mondo e per questo mettere in scena la sua potenza.' Per questo, secondo Todd, gli Stati Uniti ricorrono con decisione all'intervento militare, che comprende tre elementi:
1) mai risolvere definitivamente un problema, per giustificare l'azione militare indefinita su scala planetaria dell'unica superpotenza mondiale;
2) fissarsi su micropotenze - Iraq, Iran, Corea del Nord, Cuba, ecc. Il solo modo per restare politicamente al cuore del mondo é di affrontare attori minori, esaltando la potenza americana;
3) sviluppare nuove armi che dovrebbero collocare gli Stati Uniti in vantaggio in una corsa agli armamenti che non deve mai finire.
L'impero americano sarebbe in via di scomposizione e la prioritá che Todd individua é quella di gestire al meglio l'inevitabile declino. A distanza di sei anni dalla sua pubblicazione questo libro sembra essere quasi profetico; secondo Todd le attuali difficoltá economiche e finanziarie degli Stati Uniti sono il sintomo di quanto lui aveva previsto.
14:22
Scritto da : elinc
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10/11/2007
Rinunciare alle luminarie di Natale?
Le luminarie natalizie del mio quartiere suscitano puntualmente le ironie degli amici, perché compaiono in ottobre - anche se restano spente fino a Sant'Ambrogio - e restano in posizione fino a gennaio inoltrato. Patrizia Valduga, dalle pagine milanesi del Corriere, avanza una proposta provocatoria: abolire le luminarie per decreto. Si puó essere d'accordo sospirando "finalmente qualcuno che ci ha pensato" o essere radicalmente contrari, identificando nelle lucine e negli addobbi luminosi lo spirito del Natale - anche se lo spirito é quello commerciale; vale comunque la pena farci sopra una riflessione.

"Come sarebbe bello se [le luminarie] venissero abolite con un decreto di legge. Direte: perché mai? Perché sono una lugubre sopravvivenza, un retaggio di un'abbondanza che non c'é piú, un inutile spreco di energia, perché c'é il rischio - ce l'hanno ben detto chiaramente - di un inverno al freddo e al buio visto che dipendiamo dagli altri per il gas e l'elettricitá; perché i ricchi non hanno bisogno di questi incentivi per spendere in quel superfluo cosí necessario alla loro povertá morale, e i poveri ormai, per quanto incentivati, non possono spendere neppure per il necessario.
Perché sono quanto di piú lontano si possa immaginare dallo spirito del Natale, che ha per simbolo un presepe di umiltá e povertá; perché, nella loro presunzione di festositá pataccara rinfocolano o portano alle estreme conseguenze le sindromi abbandoniche, depressive e suicidarie; perché sono per lo piú brutte, in gran parte orrende e qui e lá persino ributtanti. Abolirle sarebbe una prova di saggezza, di sobrietá, di pietá, di buon gusto, e il piú luminoso degli 'eveti'".
15:26
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22/10/2007
La necessità della mediazione
Il recente fine settimana trascorso senza linea mi costringe a postare di lunedì, durante la pausa pranzo.
Nell'ambiente in cui lavoro si parla molto di mediazione: trattando il tema degli stranieri e dei loro processi di integrazione la mediazione è qualcosa di cui non si può proprio fare a meno. La mediazione è uno strumento fondamentale in tutti gli ambiti della vita, sia a livello macrosociale - quando si parla di conflitti tra popoli - sia a livello del piccolo gruppo, persino della famiglia. Per quanto mi riguarda in questo periodo introdurrei volentieri la mediazione anche nelle assemblee del mio condominio.
In un intervista riportata dal Corriere lo scorso 1 ottobre di mediazione ci parla Amos Oz (mi scuso con quanti avrebbero preferito le cronache dal mio condominio).
"Credo profondamente nella mediazione, non tanto per un approccio di tipo politico. E' la mia esperienza privata che mi ha fatto capire che senza mediazione è difficile concepire un rapporto tra un padre e un figlio, tra un marito e una moglie, tra un fratello e una sorella, tra individui in generale. Bisogna partire dal fatto che gli esseri umani sono molto diversi tra loro, e senza mediazione non è facile trovare un punto di incontro".
"Purtroppo i giovani, che sono più idealisti, non amano la mediazione. La considerano un meccanismo disonesto, opportunistico: una mancanza di integrità. Invece per me la mediazione è coesistenza, è la capacità di vivere assieme. Molte persone pensano che il contrario della mediazione sia l'integrità. Invece per me il contrario della mediazione è il fanatismo e, quindi, la morte".
"Il fanatico è un punto esclamativo che cammina. Non ha una vita privata. Appare come un altruista, visto che si interessa soprattutto agli altri. Ma non lo fa per capire l'altro, lo fa solo per costringere l'altro a essere ciò che lui pensa sia giusto essere. Per costoro, nessuna forma di mediazione è possibile".
Se ci penso un attimo mi accorgo che i fanatici si sono infiltrati in ogni ambito del tessuto sociale.
13:00
Scritto da : elinc
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